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CAGLIARI. Negli ultimi giorni la meteorologia è entrata nella bocca e negli interessi di tutti, destando curiosità tra i profani e scetticismo tra gli addetti ai lavori, per via di un articolo diventato in breve tempo virale e ripreso dai principali media di informazione nel quale si annuncia una nuova ondata di gelo storica in arrivo sull’Italia proprio in concomitanza dell’equinozio di primavera, ribattezzata Burian bis. Partendo dall’assunto che questo vento (correttamente chiamato “buran” e che nelle steppe asiatiche si traduce in “bufera” o “tempesta”, sia di neve in inverno che di sabbia in estate), in Italia non esiste, morendo praticamente sugli Urali vi è un’altra imprecisione, volendo usare un eufemismo, non di poco conto: questa informazione esula da quello che è il comandamento principale della meteorologia tralasciando totalmente, e volutamente, il concetto di incertezza previsionale. In sostanza, si dà per certo un evento distante più di una settimana consapevoli che già a partire dai 5 giorni l’affidabilità previsionale diminuisce esponenzialmente, specialmente in un periodo particolarmente dinamico e turbolento come questo. Non solo. A distanza di poche ore, come se non bastasse la confusione già innescata, la stessa fonte annuncia un Burian tris per il ponte pasquale cui seguirebbe una non estate, caratterizzata quindi da rovesci, temporali e temperature drasticamente sotto la media (notizia anche questa purtroppo diventata virale). 

Non volendo in alcun modo mettere piede nel campo della fantascienza, noi in questa sede ci limiteremo a tracciare la più probabile linea di tendenza da qui sino a metà della prossima settimana utilizzando come sempre i modelli ENSEMBLE o “spaghetti” che già a febbraio abbiamo analizzato nel dettaglio prima dell’ondata di freddo che a distanza di 6 anni ha riportato la neve sulle coste nord orientali dell’isola.  A partire da questo fine settimana un flusso di aria fredda artica marittima, proveniente dalle coste russe affacciate sul Mare di Barents e il Mare di Kara, si muoverà in direzione dell’Europa centro occidentale sfruttando un particolare assetto barico che vedrà una figura di alta pressione sulla penisola scandinava ed il Mare del Nord, seppur meno estesa e con valori di pressione al suolo decisamente inferiori rispetto a quelli osservati qualche settimana fa, ed un sistema di basse pressioni sul Mar Mediterraneo.

Seguendo a grandi linee il copione scritto qualche settimana fa, la colata fredda manterrà il suo baricentro a nord delle Alpi, sull’Europa centrale, con l’isoterma dei -10°C a 1500 metri che si spingerà presumibilmente fino alla Germania, i paesi bassi, parte della Francia e l’Inghilterra. L’aria fredda entrerà poi, mitigata, sul Mediterraneo ad inizio della prossima settimana. Vediamo con quali termiche in quota. Cominciamo con l’analisi degli spaghi forniti dal centro di calcolo previsionale GFS e che riportano la temperatura a 1500 metri sulla verticale di Cagliari. Fino a domenica 18 tutti e 23 gli spaghi che compongono il diagramma appaiono molto vicini tra di loro, ad indicare una buona predicibilità atmosferica. Dopo un temporaneo picco di circa 9°C, le temperature a 1500 metri scenderanno verso valori di poco superiori agli 0°C ed inferiori alla media del periodo indicata con la linea rossa (5°C). Tra lunedì e martedì l’aria fredda poi farà il suo ingresso dal Golfo del Leone sul Mediterraneo occidentale spingendosi fino alla Sardegna. A questo punto gli spaghi si aprono a forbice e si distanziano tra di loro con scenari che non scendono sotto i 4°C ed altri, più estremi ed isolati, che puntano fino a -6,7°C a conferma di quanto sia complesso anche per i più performanti modelli matematici di previsione simulare l’interazione di queste masse d’aria con l’accidentata topografia del Mare Nostrum. Al momento su Cagliari si attende una media di circa -2,5°C a 1500 metri tra lunedì e martedì con precipitazioni che in questo modo potrebbero risultare nevose dalla media collina. Ragionamento pressochè identico anche per Sassari che tra lunedì e martedì potrebbe avere temperature a 1500 metri attorno ai -3,5°C (media tra gli scenari più caldi che non scendono sotto i 2°C e quelli più freddi che puntano fino a -8°C) con quota neve che quindi potrebbe spingersi ancor più in basso, localmente fino a 4/500 metri in occasione dei fenomeni più intensi.

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Prendiamo ora in esame gli spaghi prodotti dal centro di calcolo europeo ECMWF che fino ad ora si è mostrato più performante di quello americano risultando sempre molto costante nelle sue proiezioni. Focalizzando l’attenzione tra lunedì e martedì possiamo vedere che sulla verticale di Cagliari la forbice che si apre tra gli scenari più caldi e più freddi e meno ampia rispetto al collega americano, con una media tra tutti i 53 spaghi che scende a circa -1,5°C, valore che garantirebbe la neve solo oltre gli 800 metri. Per quanto riguarda Sassari si calcola una media di circa -2,6°C nel momento di massima intensità dell’avvezione fredda.

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Stando dunque ai dati oggettivi forniti ad oggi dai principali centri di calcolo e lasciando da parte i sensazionalismi possiamo dire che appare molto probabile un raffreddamento tra domenica sera ed il pomeriggio di martedì con precipitazioni nevose che localmente potrebbero spingersi fino a quote collinari, evento che come ci insegna la climatologia isolana non è per nulla anomalo e che appare come il classico colpo di coda invernale. E’ comunque una dinamica particolarmente interessante perché potrebbe esporre la nostra isola a benefiche precipitazioni. Vi rimando ai prossimi e dettagliati aggiornamenti.